Direttore responsabile Alfonso Lo Sardo

Anthony La Salandra

Che il nostro sia un paese in grado di vantare una cultura enogastronomica impermeata nella sua secolare storia, il ricordare che il nostro paese detenga primati nelle produzioni certificate, oltre che l'enumerare cifre e risultati da ogni punto di vista, rappresentano complessivamente un patrimonio oggettivo ed inconfutabile. Questo costituisce senza alcun dubbio una base imprescindibile su cui poter incardinare e costruire prodotti turistici, ma non è sufficiente a trarne uno scontato valore economico. Come putroppo riscontrabile per molte risorse di rilevanza prettamente turistica, il rischio stesso dell'avere un tale patrimonio, è che questo non abbia incentivato nel tempo il tessuto economico a porsi quale soggetto attivo che comunica (efficacemente) il valore delle proprie risorse, attendendo invece passivamente il consumatore/turista, accontentandosi delle rendite di posizione, con il rischio di deteriorare nel tempo il valore percepito dello stesso patrimonio. Non serve guardare agli altri paesi per riscontare il fatto si tenda a sottovalutare come il valore dei prodotti enogastronomici - e di conseguenza il fatto che questi rappresentino poi veri fattori d'attrattiva - non sia per il consumatore/turista influenzato solo dalle sue caratteristiche oggettive (o altresì da quei processi perfettamente conosciuti, e forse in qualche caso sopravvalutati, dai produttori), ma che sia invece costruito principalmente sulla percezione che il potenziale turista ha di queste caratteristiche. Le quali si rifletteranno poi direttamente sul valore che questi assocerà al prezzo cui il prodotto verrà proposto. Appare dunque necessario in primo luogo continuare a comunicare questo patrimonio al consumatore/turista portando alla luce quei bisogni latenti che l'esperienza enogastronomica vissuta nel suo contesto naturale è in grado di soddisfare al meglio. L'apertura al pubblico degli operatori dell'agroalimentare dimostra una crescente consapevolezza, oltre che la voglia, di sfruttare queste occasioni. E' possibile enumerare sempre più esperienze positive in tal senso, ma sarà poi proprio nelle occasioni di fruizione nei luoghi di produzione in cui si apriranno le migliori occasioni per lavorare efficacemente sulla comunicazione del valore dei prodotti enogastronomici. Ribaltando questo punto di vista - considerando dunque il comparto turistico - un'ulteriore alchimia è possibile ed auspicabile, attraverso la filiera corta, in cui il territorio si ponga quale prima e principale vetrine di quell'esportazione implicita rappresentata dal fenomeno turistico. L'intero comparto nelle sue diverse forme ristorative, e non singoli casi isolati nello spazio o nel tempo, può infatti ergersi quale soggetto che propone, sviluppa e continua a comunicare quei menù territoriali che alimentino il benessere dell'intero territorio. Se si pensa al contesto globale odierno, in cui la quantità generale di sollecitazioni commerciali di ogni genere appare ormai fuori controllo, questo binomio di mutua soddisfazione tra territorio rurale e visitatore, soprattuttto nei contesti di fruizione diretta, appare la via su cui proseguire gli sforzi del comparto agroalimentare: soddisfare e mettersi al servizio del curioso visitatore facendola diventare un'esperienza educativa che lo renda nel tempo un fedele consumatore di enogastronomia di qualità.