Direttore responsabile Alfonso Lo Sardo

Carlo Cambi

Ospite: 

Il grande freddo dell’economia pone a chi si occupa di agricoltura, di consumi alimentari e di enogastronomia nel senso indicato da Brillat-Savarin – quindi con valore culturale, economico e antropologico - tre questioni che rendono limitante, e in parte fuorviante, ragionare di protezionismo si, protezionismo no. L’attuale crisi è di sistema e dimostra, sostiene il giornalista e scrittore Carlo Cambi, che l’omologazione mondiale ha fallito. Il cibo torna ad assumere prima di tutto valenza identitaria, soprattutto in Italia dove agroalimentare e turismo rurale rappresentano la principale voce di Pil e di export. La seconda questione: contraendosi i redditi c’è il rischio che il junk food si affacci sulle tavole. Lo dimostra l’impennata delle contraffazioni perché vi è una perfetta simmetria tra contrazione del potere di acquisto e incremento delle frodi Ed è emergenza sociale e sanitaria. La terza questione è: l’agricoltura polifunzionale diventa salvaguardia del paesaggio. Perciò consumare i prodotti della propria terra vuol dire anche mantenere integra la propria terra. Valorizzare le microfiliere economiche agricole significa perpetuare le comunità. Dunque non si tratta di protezionismo, ma di tutela della salute, dell’identità e del proprio ambiente. In particolare nel nostro Paese dove la ruralità ha valenza socio-antropologica, paesistico-artistica ed ecomonico-culturale. Perciò ho proposto un abbattimento dell’Iva sui prodotti Dop, Igp e Stg come incentivo al consumo identitario di qualità e come tutela del potere di acquisto. Ciò non significa chiudersi al mondo, ma vuol dire stare nel mercato globale consapevoli dei propri valori.