Direttore responsabile Luigi Barone

L’ istituto tecnico agrario Vittorio Emanuele II di Catanzaro

© Gaia Magnano
15.02.11
Modesto Panaro
Nel 1875 ad iniziativa dell’Amministrazione provinciale e con il concorso del Comune, della Camera di commercio e sotto gli auspici del Ministero dell’agricoltura e del commercio sorgeva la “Scuola di agricoltura e pastorizia” che veniva inaugurata ufficialmente il 3 gennaio del 1876.

Gli studi e gli interessi dell’ economista calabrese Domenico Grimaldi, esponente dell'illuminismo napoletano e amico di Antonio Genovesi, verso il progresso economico e tecnico dell’agricoltura, unitamente a quelli di altri intellettuali quali Saverio Mannella, Antonio Jerocades e Domenico Cordopatri, possono essere considerati la premessa per la creazione di una prima scuola di agricoltura per la Calabria e la Basilicata.

Nella prima parte dell’ 800 si susseguirono nobili ma vani tentativi per l’istituzione di un istituto agrario: nella seduta del 14 novembre 1819 della Società economica della Calabria ultra seconda, si stabiliva all’unanimità l’utilità dell’istituzione di una “Scuola di agricoltura pratica”; il 18 marzo del 1824, avendo il re Ferdinando I accolto la proposta di creare un “Orto agrario” in Catanzaro, la Società economica decideva di costituire una Commissione per la scelta del terreno da destinare a tale uso e nel maggio dell’anno successivo veniva approvato il progetto redatto dall’architetto Ubaldis; nel 1845 veniva istituita una cattedra di Agricoltura che ebbe però vita effimera e scomparve quasi subito.

Alcuni anni dopo, nel 1860, agli albori del nuovo Regno d’Italia, i signori Ignazio e Gregorio Ferrari originari di Taverna, animati da nobili sentimenti e pionieri benemeriti per “l’incivilimento del proprio paese e per lo sviluppo della locale agricoltura” legarono una consistente somma alla fondazione di un orfanotrofio maschile con annesso Istituto agrario. L’orfanotrofio sorse nel 1863 ma dell’Istituto agrario vi rimaneva solo un desiderio insoddisfatto. Finalmente, come compare nel logo dell’attuale Istituto tecnico agrario Vittorio Emanuele II, nel 1875 ad iniziativa dell’Amministrazione provinciale e con il concorso del Comune, della Camera di commercio e sotto gli auspici del Ministero dell’agricoltura e del commercio sorgeva la “Scuola di agricoltura e pastorizia” che veniva inaugurata ufficialmente il 3 gennaio del 1876.

La scuola, diretta inizialmente ed egregiamente dal prof. Angelo Monà (tanto da essere unanimemente ricordato da tutti come il vero fondatore dell’istituto agrario), aveva lo scopo di mantenere nel capoluogo di provincia un centro di istruzione agraria idoneo a migliorare i sistemi di coltivazione e a promuovere l’incremento dell’industria zootecnica. Nel 1880, la denominazione della scuola venne modificata in “Scuola pratica di agricoltura”. Tuttavia l’organizzazione amministrativa mostrò i suoi limiti, tanto da richiedere l’intervento del prof. Ricca Rossellini, ispettore del ministero dell’Agricoltura e grande figura di dirigente della pubblica amministrazione, infaticabile animatore della nascita di quasi tutti gli istituti agrari dell’ epoca. Ripresosi quindi su nuove e più solide basi amministrative, la scuola venne affidata nel gennaio del 1884 al prof. Pilati, che mantenne la direzione fino al 1926.

La Scuola, dopo aver subito le riforme stabilite con la legge del 1885 e dopo aver ottenuto dall’Amministrazione provinciale le necessarie dotazioni finanziarie, rimane come tale fino al 1 ottobre del 1924 quando con Regio decreto, nell’ambito della riforma dell’istruzione agraria, venne dapprima elevata a Regia scuola agraria media e poi, il 15 giugno del 1931 trasformata in Regio istituto tecnico agrario “Vittorio Emanuele II”.

Tra le due guerre mondiali, grazie anche alla presidenza del prof. Costa, l’Istituto svolse un ruolo fecondo ed attivo, in stretto collegamento con le iniziative, seppur timide, di risollevare l’economia agro-forestale del territorio calabrese. Gli anni ’50, dopo le ricostruzioni del dopoguerra, rappresentano il principio della crisi che accomuna l’economia agricola italiana e il sistema scolastico agricolo. E le difficoltà aumentano in particolare nel caso degli Istituti Agrari meridionali dove intorno all’ istituzione scolastica non esiste una economia agricola capace di esprimere risorse ed assorbire i diplomati degli istituti. In particolare, la marginalità dell’Istituto agrario di Catanzaro nelle scelte politiche locali si evidenzia con la progressiva spoliazione di quella che era l’azienda agraria annessa all’Istituto, appetibilissima per la posizione divenuta centrale dopo quasi un secolo di vita.

Oggi tuttavia, come afferma il preside, prof. Giuseppe Rizzitano, l’Istituto tecnico agrario, agrolimentare e agroindustriale di Catanzaro, dopo anni di proficuo lavoro, attraverso le sperimentazioni didattiche, l’ammodernamento e l’introduzione di nuovi laboratori, le numerose proposte di attività extradidattiche, è una scuola moderna che cerca di offrire ai propri alunni le migliori condizioni di crescita e di sviluppo professionale grazie anche alle relazioni stabilite con l’Amministrazione provinciale.

Also in:
Tags: