Direttore responsabile Alfonso Lo Sardo

Francesca Ghersinich

Lascio agli illustri colleghi i commenti dotti sul tema “agricoltura e turismo”, i trend, le analisi dei dati, le strategie e gli sviluppi futuri. Il mio contributo a questo dibattito vuole essere una semplice riflessione da cittadina, intesa come persona che vive in città, che osserva quanto accade all’interno della propria famiglia, intesa sia come segmento turistico che come modello sociale. Uno degli eventi più sentiti dalla mia famiglia quest’anno è stato il viaggio studio di mia figlia ad una fattoria didattica (agriturismo organizzato ed attrezzato per svolgere attività didattiche in fattoria), inserito nel programma formativo della scuola elementare. Tutti i bambini sono rientrati entusiasti: hanno munto le mucche, rincorso le galline, fatto la ricotta con il latte di pecora, lavorato nell’orto e assaggiato il sapore dei vegetali appena colti. Hanno sentito l’odore della terra, la voce degli animali, hanno visto le mani degli agricoltori all’opera e le loro facce segnate dalle stagioni. Hanno inconsapevolmente confrontato la pacata saggezza dei contadini, tipica di chi vive con armonia e rispetto i ritmi della natura, con la frenesia dei loro genitori. Nessuna metodologia didattica sarebbe stata più efficace di quest’esperienza diretta per trasmettere l’identità del nostro territorio. L’esperienza è conoscenza, è parte indelebile del patrimonio culturale di ognuno di noi. I bambini che hanno preso parte a questo viaggio studio saranno i migliori sostenitori e promotori delle nostre tipicità e tradizioni, dei prodotti della nostra terra, dei loro sapori. Queste specificità sono un fondamentale motivo di attrazione per i flussi turistici da tutto il mondo. Sono sempre di più i turisti che si mettono in viaggio con le stesse motivazioni e aspettative di quei bambini: fare esperienze, conoscere ed esplorare un territorio ricco come quello italiano. Dalla pagina “fattorie didattiche” del sito della Regione Veneto apprendo invece che, secondo alcune indagini, il 30% dei bambini italiani non ha mai visto una pecora dal vivo, per 2 bambini su 10 la vacca è soltanto un colorato disegno sulla carta della cioccolata, e l’80% dei bambini non ha mai visto un orto. Ognuno di noi può valorizzare l’immenso patrimonio culturale rappresentato dagli agriturismi e dai prodotti enogastronomici italiani, semplicemente educando i figli ad apprezzare un pomodoro appena colto. Non è necessario andare lontano per questo. Lancio un’idea: quest’estate potremmo scegliere per le nostre vacanze in famiglia un agriturismo in Abruzzo. E’ una soluzione ottimale anche per chi non vuole rinunciare alla vacanza al mare. E’ un modo per affrontare la crisi nella crisi. E’ un sostegno concreto all’economia della regione. Semplice, come tutte le belle cose della vita. P.S. Se digitiamo su google “agriturismo” escono 14.200.000 risultati. Se digitiamo “fattoria didattica” ne escono solo 208.000. Una notevole differenza.