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La marineria di Talamone

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23.02.12
Nel girone degli invidiosi de "La Divina Commedia" Dante volle immortalare Talamone nella sua opera dicendo al senese Sapia, con senso ironico, che sarebbe stata una pretesa ambiziosa voler fare qui un porto di mare. La cittadina era indifesa e insicura per le continue incursioni piratesche e per la malaria che minacciava la vita della popolazione e degli ammiragli.

"E cheggioti, per quel che tu più brami se mai calchi la terra di Toscana che a' miei propinqui tu ben mi rinfami. Tu li vedrai tra quella gente vana che spera in Talamone, e perderagli più di speranza ch'a trovar da Diana; ma più vi perderanno li ammiragli." Nel girone degli invidiosi de "La Divina Commedia" Dante volle immortalare Talamone nella sua opera dicendo al senese Sapia, con senso ironico, che sarebbe stata una pretesa ambiziosa voler fare qui un porto di mare. La cittadina era indifesa e insicura per le continue incursioni piratesche e per la malaria che minacciava la vita della popolazione e degli ammiragli. Talamone, città marinara etrusca, era sicuramente sede di notevole traffici marittimi e porto di base per le flotte dei Rasenna che solcavano il Mediterraneo. La sua importanza è suffragata dal fatto che in epoca etrusca la città batteva moneta. E’ un piccolo centro che sorge su un basso promontorio roccioso, solo 32 metri di altitudine, che racchiude un piccolo golfo a cui dà il nome, poco lontano dall'antico centro portuale. Si trova nell'estremità meridionale dei monti dell'Uccellina, nel comune di Orbetello. Talamone è una cittadina ricca di storia, ad un passo dal Parco Naturale della Maremma. Nel 1860 entrò nella storia del nostro Risorgimento con Giuseppe Garibaldi che sbarcò nel porto di Talamone per rifornirsi di armi, durante l'impresa dei Mille. Con il passare degli anni, ha mantenuto l'aspetto di piccolo borgo di pescatori con suo porticciolo, circondato da mura medioevali e dominato da una rocca di pietra grigia realizzata nel Cinquecento dai senesi, come postazione di guardia sul golfo. Facendo rotta lungo le coste, immerse in un equilibrio naturale di flora e fauna, si può godere appieno del sapore del mare, ripercorrendo le tradizioni che da tempo fanno parte dell’arte della pesca. Oggi è possibile accompagnare i marinai che da generazioni si tramandano il mestiere, affascinati dalla bellezza e storia di questi luoghi, vivendo di persona le esperienze e le avventure che da tempo riempiono i loro racconti. Il legame con l’ambiente marino e il rispetto per la natura sono lo spirito con cui amici, famiglie e pescatori accompagnano le uscite con i loro pescherecci. La pazienza e la costanza dei pescatori di Talamone ha reso possibile il tramandarsi tecniche e metodi di pesca che i pescatori di oggi hanno appreso dai loro padri, lavorando ogni giorno in ogni condizione di mare, raccogliendo i frutti delle esperienze che li hanno resi veri lupi di mare.
Le tradizioni di Talamone. Nel paese, la chiesa di Santa Maria Assunta, custodisce un reliquiario in legno di San Bernardino, il patrono di Talamone. Il giorno in cui viene celebrato, il 20 maggio, si tiene una festa e la sera, in corteo, il santo viene portato in processione in mare. A metà luglio, per una settimana, nella piazza del porto da dieci anni si tiene ‘La Sagra del Moscardino’. Nella frazione di Fonteblanda, ad agosto, si tiene la ‘Sagra del Totano’. E tutte le sere di luglio e agosto musica dal vivo e ballo per tutti.

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