Cuore della manifestazione è Giardininterrazza, attenta selezione di vivai, artigiani, designer e aziende di arredamento da esterni, con le Follie d’autore, opere realizzate da paesaggisti...
La marineria di Monterosso
“Paesaggio roccioso e austero, simile ai più forti di Calabria, asilo di pescatori e di contadini”. Così Montale descriveva Monterosso, il borgo che lo ospitò per lunghi periodi durante le stagioni estive e che ispirò diverse sue composizioni. Lo splendido borgo di Monterosso è nel cuore delle Cinque Terre, arroccato su una collina dal quale si gode uno splendido panorama: un mare assolutamente incontaminato, ma anche terra ferma, dove una natura allo stato selvaggio, intervallata da filari di viti, distese di ulivi e agrumeti, testimonia come l’uomo ha saputo legare la sua vita e le sue tradizioni a questo tratto di costa. Si narra che il borgo di Monterosso fu probabilmente fondato dai superstiti di quello leggendario di Albareto, sulle alture, distrutto dai Longobardi. Il suo insediamento avvenne alle foci del Torrente Buranco intorno al secolo IX. Nei secoli seguenti a causa delle incursioni saracene furono costruite, lungo tutta la fascia costiera, torri di avvistamento contro il pericolo dei pirati. Il borgo, a ridosso di colline coltivate a vite ed olivo, ha assunto, già dai primi anni ’60, una forte vocazione turistica grazie alle spiagge, alle acque cristalline. A Monterosso sopravvive la tradizione della pesca. Da generazioni si tramanda quella delle acciughe, una vera prelibatezza ricercata dai migliori chef, la cui fama ha attraversato secoli e secoli di storia. Infatti, l’economia del borgo, fin dall’antichità, era proprio basata sulla pesca: già dal 1600 si ha notizia di una tonnara al largo del Mesco il cui sfruttamento fu oggetto di lunghe contese con la Repubblica di Genova. Le acciughe, dal ventre e fianchi colorati di un argento vivissimo e dal dorso nerazzurro, sono chiamate “pan do mâ”, cioè pane del mare, perché fin dall’antichità hanno rappresentato una delle principali fonti di sostentamento. Sin dai tempi antichi i cittadini di queste terre sono stati abili marinai e pescatori e con le loro barche a remi portavano nei porti dei paesi i prodotti del mare necessari alla sopravvivenza. Così, nel corso degli anni, il borgo ha visto crescere una marineria forte di decine e decine di gozzi dediti prevalentemente alla pesca delle acciughe che viene effettuata da una flotta di circa 10 imbarcazioni a motore, durante le ore notturne, utilizzando il metodo della “lampara”. Allora come oggi, la salagione era ed è un compito affidato alle donne che si occupavano di pulire il pesce e conservarlo, a strati, sotto sale in vasi di terracotta. I pescatori di Monterosso dallo scorso 25 ottobre, giorno dell’alluvione che li ha colpiti, stanno facendo enormi sforzi per ritornare alla normalità. Si sono messi subito al lavoro per salvare l’emblema della pesca ligure.
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