Direttore responsabile Luigi Barone

La nuova Pac metta al centro gli agricoltori e la produzione

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20.10.11
La nuova Pac sia meno burocratica, promuova la produzione e il lavoro e ponga gli agricoltori e le imprese agricole al centro del sistema. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto durante il Consiglio dei ministri agricoltura e pesca che si sta svolge, il 20 ottobre, a Lussemburgo in merito alla proposta presenta dalla Commissione sulla nuova Pac.

“L’esperienza degli ultimi anni rivela che gli agricoltori europei hanno bisogno in primo luogo di una politica che li aiuti a diventare più competitivi, con misure idonee a prevenire ed a gestire le crisi di mercato. Inoltre, gli stessi agricoltori ci hanno chiesto con insistenza una semplificazione delle norme e dei controlli. Ebbene, le proposte della Commissione non forniscono risposte adeguate rispetto a queste esigenze.” Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto durante il Consiglio dei ministri agricoltura e pesca che si sta svolge, il 20 ottobre, a Lussemburgo in merito alla proposta presenta dalla Commissione sulla nuova Pac. “Al contrario, ha proseguito il Ministro, la Commissione sembra muoversi nella direzione opposta. Da un lato essa mette al centro del proprio progetto un regime di aiuti disaccoppiati sempre più rigido, ove non sussiste più alcuna differenza fra le imprese orientate a produrre per il mercato e la proprietà fondiaria improduttiva. Dall’altro lato le misure proposte appaiono sempre più complesse, sia per i produttori sia per le Amministrazioni nazionali. Io credo che dobbiamo correggere questo indirizzo, perché una politica agricola di questo tipo non serve ai nostri produttori". “Per quanto concerne specificamente la proposta relativa ai pagamenti diretti, ha continuato Romano, desidero sottolineare che non è accettabile la redistribuzione delle risorse finanziarie tra i Paesi membri che la Commissione propone. Tale modello di redistribuzione costituisce un approccio sbagliato perché prende in considerazione la superficie agricola quale unico parametro, senza dare alcun rilievo alla produzione ed al lavoro. Infatti, un regime di sostegno disaccoppiato, commisurato esclusivamente alla superficie agricola, finisce per essere una misura unicamente ambientale, e come tale risulta del tutto estranea alle esigenze delle imprese agricole. Ritengo che gli aiuti diretti debbano essere distribuiti tra gli Stati membri tenendo conto non solo della superficie ma anche del valore della produzione, del lavoro impiegato e del potere di acquisto.“
“Sono piuttosto deluso dall’impostazione proposta dalla Commissione per lo sviluppo rurale. Il secondo pilastro deve svolgere un ruolo importante per migliorare la competitività delle imprese e per favorire l’innovazione. E’ necessario che il meccanismo funzioni in modo efficace e che ne siano coinvolte il maggior numero di imprese. Per ottenere questo risultato è necessario rimuovere gli ostacoli burocratici e semplificare la normativa.”
“Al contrario, la proposta della Commissione, ha proseguito Romano, delinea un sistema molto più complesso rispetto alla normativa attuale. L’introduzione di nuovi vincoli e condizioni per l’attuazione dei programmi, unita alla perdita di autonomia dello sviluppo rurale nell’ambito delle politiche strutturali, rende il regime ancora più distante dalle esigenze delle imprese. Inoltre, contrariamente a quanto avviene nei fondi strutturali, la proposta della Commissione non prevede meccanismi di alleggerimento del carico burocratico, quali la proporzionalità dei controlli rispetto ai fattori di rischio. In aggiunta, ha sottolineato Romano, noto con rammarico che la proposta mantiene delle inutili rigidità che penalizzano gravemente gli Stati membri a programmazione regionalizzata ai quali va garantita la necessaria flessibilità finanziaria per garantire un sistema compensativo tra le Regioni e possano applicare il disimpegno a livello nazionale.
“Non è accettabile, ha concluso Romano, che gli Stati membri che hanno un ordinamento istituzionale regionale siano penalizzati rispetto a quelli che hanno una struttura centralizzata. Per questo ritengo che la proposta riguardante lo sviluppo rurale debba essere modificata realizzando una maggiore semplificazione ed introducendo la necessaria flessibilità nell’impianto normativo.”

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