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Le misure dell’Ue hanno contribuito ad adeguare la capacità delle flotte pescherecce alle possibilità di pesca?

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13.12.11
La Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione che giudica se le misure adottate dall’Ue abbiano contribuito efficacemente ad adeguare la capacità delle flotte alle possibilità di pesca. La Corte ha inteso rispondere a due quesiti principali: il quadro di riferimento per la riduzione della capacità della flotta è chiaro e le misure specifiche sono ben definite e applicate correttamente? L’audit è stato realizzato presso la Commissione e in sette Stati membri (Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Regno Unito) selezionati in funzione delle dimensioni della flotta peschereccia e delle risorse disponibili per adeguare la flotta nell’ambito del Fep.

La Corte dei conti europeaha pubblicato la relazione speciale n. 12/2011 “Le misure dell’UE hanno contribuito ad adeguare la capacità delle flotte pescherecce alle possibilità di pesca?”
La politica comune della pesca (Pcp) persegue l’obiettivo di promuovere la pesca sostenibile da realizzare conseguendo un equilibrio tra le risorse ittiche e la flotta da pesca, al fine di evitare il sovrasfruttamento degli stock ittici. Il Fondo europeo per la pesca (Fep) ha stanziato 4,3 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2007 – 2013 per sostenere la Pcp.
Il controllo di gestione svolto dalla Corte dei conti europea (Cce) ha giudicato se le misure adottate dall’Ue abbiano contribuito efficacemente ad adeguare la capacità delle flotte alle possibilità di pesca. La Corte ha inteso rispondere a due quesiti principali: il quadro di riferimento per la riduzione della capacità della flotta è chiaro e le misure specifiche sono ben definite e applicate correttamente? L’audit è stato realizzato presso la Commissione e in sette Stati membri (Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Regno Unito) selezionati in funzione delle dimensioni della flotta peschereccia e delle risorse disponibili per adeguare la flotta nell’ambito del Fep.
L’audit ha concluso che la sovraccapacità della flotta da pesca continua ad essere uno dei principali motivi per i quali la Pcp non è riuscita ad assicurare la sostenibilità dell’attività di pesca. La Cce aveva pubblicato in precedenza due relazioni speciali (n. 3/1993 e n. 7/2007) in cui aveva evidenziato il problema della sovraccapacità. Sebbene la riduzione della sovraccapacità di pesca sia stata un tema ricorrente delle precedenti riforme della Pcp, le misure esistenti non hanno prodotto i risultati sperati. La Corte ha individuato notevoli debolezze nel quadro di riferimento:
il quadro di riferimento, l’elaborazione e l’attuazione delle misure volte a conseguire l’equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca sono insoddisfacenti;
le definizioni esistenti della capacità di pesca non rispecchiano più adeguatamente la capacità di cattura dei pescherecci;
i massimali non impongono restrizioni concrete della capacità di pesca;
sebbene la compatibilità tra la capacità di pesca e le possibilità di pesca sia uno dei pilastri della Pcp e del Fep, la sovraccapacità non è stata definita né quantificata;
gli Stati membri non hanno svolto il loro compito nell’ambito della Pcp, che sarebbe consistito nell’adottare misure efficaci per garantire un equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca;
quattro dei sette Stati membri esaminati hanno fissato obiettivi inadeguati in termini di riduzione della capacità di pesca.

La Corte formula una serie di raccomandazioni per affrontare il problema della sovraccapacità di pesca e per conseguire la sostenibilità del settore alieutico. La Commissione dovrebbe definire meglio la capacità e la sovraccapacità di pesca e valutare l’introduzione di misure stringenti più pertinenti per promuovere azioni intese a conseguire l’equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca; fissare limiti che siano efficaci nel ridurre la capacità della flotta peschereccia; specificare se i regimi di trasferimento dei diritti di pesca debbano contribuire a ridurre la sovraccapacità di pesca. Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le misure intese a finanziare gli investimenti a bordo siano applicate rigorosamente e non aumentino la capacità di cattura, nonché garantire che i criteri di selezione per i programmi di disarmo dei pescherecci siano intesi ad esercitare un impatto positivo sulla sostenibilità degli stock ittici bersaglio, ed evitare di erogare aiuti pubblici per il disarmo di navi inattive.