Direttore responsabile Alfonso Lo Sardo

Etichettatura facoltativa delle carni bovine

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14.09.11
Antonio Moro
Rapporto 2010 sul monitoraggio dell’attività degli organismi di controllo. Un disciplinare di etichettatura facoltativa rappresenta lo strumento con cui, le organizzazioni che fanno parte della filiera, assicurano ai consumatori finali elevati livelli di informazione, ovvero mettono a loro disposizione informazioni aggiuntive che contribuiscono a migliorare l’efficacia del sistema di rintracciabilità.

Il sistema di etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine, inaugurato dal Regolamento (CE) n.1760/2000 costituisce il passaggio normativo da un sistema esclusivamente volontario di etichettatura ad uno misto in cui informazioni obbligatorie e volontarie risultano essere fornite congiuntamente.

Il D.M. 30.8.2000, ha fissato termini e modalità di applicazione per consentire l’attività degli operatori e delle organizzazioni interessate al sistema di etichettatura facoltativa delle carni bovine, previsto dal Regolamento (CE) n. 1760/2000.

Con successivo D.M. del 13.12.2001 (G.U.R.I. n.23 del 28.1.2002) sono state impartite istruzioni alle organizzazioni in possesso di disciplinari di etichettatura ed agli organismi indipendenti autorizzati a svolgere i controlli nell’ambito degli stessi disciplinari, al fine di una maggiore efficacia nell’attività di monitoraggio e di vigilanza sulla corretta applicazione della normativa in questione.

Un disciplinare di etichettatura facoltativa rappresenta lo strumento con cui, le organizzazioni che fanno parte della filiera, assicurano ai consumatori finali elevati livelli di informazione, ovvero mettono a loro disposizione informazioni aggiuntive che contribuiscono a migliorare l’efficacia del sistema di rintracciabilità.

La standardizzazione delle modalità di raccolta dei dati e la realizzazione di un archivio informatico, rendendo possibile il confronto fra più anni (dal 2003 al 2010 e comunque almeno per gli ultimi tre anni), ha consentito, con il presente rapporto 2010, di monitorare l’impatto e la probabilità dei rischi, l’efficienza dei controlli sui singoli segmenti della filiera, nonché lo scostamento, sempre per segmento di filiera, dei controlli effettuati rispetto a quelli previsti dai piani di controllo predisposti dagli Organismi indipendenti.

I controlli effettuati nel 2010, da parte degli organismi indipendenti, hanno interessato 86 organizzazioni di etichettatura, 9.412 allevamenti, 161 mangimifici, 361 macelli, 425 laboratori di sezionamento e 3.275 punti vendita Sui 13.820 soggetti appartenenti ai vari segmenti di filiera, sono stati effettuati 1.554 controlli, e riscontrato un ammontare totale di non conformità, nella gestione del sistema di rintracciabilità a carico degli operatori in possesso dei disciplinari, pari a 105.

E’ possibile chiarire la natura delle non conformità riscontrate nel 2010 in relazione ai punti critici sottoposti a controllo per i diversi segmenti della filiera. Anche nel 2010 permangono le difficoltà, ma in maniera più accentuata rispetto all’anno precedente, da parte delle organizzazioni di etichettatura in materia di gestione della banca dati di filiera e di autocontrollo; difatti l’incidenza dei richiami sui richiami totali è pari in entrambi i casi al 37%. Qualche problema permane anche nella gestione della emissione delle etichette con una incidenza del 10%, ma in netto miglioramento rispetto all’anno precedente.

Gli allevamenti rappresentano lo stadio della filiera maggiormente presidiato dagli organismi di controllo, anche perché tale stadio presenta una elevata numerosità di soggetti. Inoltre, tra il 2004 e il 2010, si riscontra una robusta crescita del numero di soggetti sottoposti ad ispezione (+26,1%). Negli allevamenti, nonostante l’importante aumento del numero di allevamenti aderenti ai disciplinari di etichettatura facoltativa e del numero delle ispezioni effettuate, si riscontra una bassa incidenza delle non conformità, caratterizzate, tra l’altro, da un marcato trend in discesa: dal 4,9% del 2004 al 2,4% del 2010. Nel 2010 si rilevano 10 non conformità distribuite in minor numero e diversamente rispetto all’anno precedente: si osserva una generale diminuzione di richiami sui protocolli di alimentazione pari  al 10%, nulle le non conformità relative a informazioni su tipo genetico/razza e protocollo di allevamento. In aumento sono, invece, i richiami relativi all’apposizione delle marche auricolari pari al 30%, leggera flessione di quelli relativi all’aggiornamento dei registri di stalla pari al 40%.

Relativamente ai mangimifici, le non conformità risultano essere in notevole contrazione e, se si considerano i valori in termini assoluti, erano10 nel 2003, 4 nel 2004, 3 nel 2005, 4 nel 2006, 5 nel 2007 e 1 nel 2008, assenza di non conformità nel 2009. Basso numero di non conformità riscontrate anche nel 2010 pari a 3 tutte a carico di punti critici accomunati nella categoria altro non interessanti quindi adesione al protocollo di produzione e qualificazione del fornitore.

Per i macelli emerge come ad aver avuto un peso non indifferente sul totale dei controlli sia sempre il complesso di norme che attiene più propriamente all’etichettatura delle carcasse con 16 richiami (72%). Rimane, invece, una bassa rilevanza a carico di quelle non conformità che attengono  alla stampa dei documenti informativi con 1 caso (4%) ed all’aggregato “altre” con 5 casi (22%). Nessuna non conformità per gli altri punti critici sottoposti a controllo (abbinamento identificativo animale e progressivo macellazione ed all’aggiornamento della banca dati).

Per i laboratori di sezionamento, la natura delle non conformità rilevate nel corso del 2010 riguarda essenzialmente l’etichettatura e/o il documento informativo (18 casi), seguito da ciò che attiene più direttamente la separazione e identificazione. Rimangono addirittura azzerate le non conformità relative alla gestione della banca dati, alla costituzione dei lotti omogenei in fase di lavorazione, alla gestione dei numeri dei lotti, alla identificazione della carne nelle celle frigorifere.

Le non conformità riscontrate nel 2010 per i punti vendita sono 23, pari ad una incidenza dell’8,7% dei controlli effettuati. Le irregolarità sono di diversa natura e riguardano, soprattutto, la stampa delle etichette con 12 casi ciascuna (52%), e, a seguire, la gestione della documentazione con 5 casi (21%) e l’aggregato “altro” con 4 casi (17%) la stampa del documento informativo per il consumatore con 4 casi (19%). Bassa l’incidenza delle irregolarità riscontrate nell’identificazione ed immagazzinaggio della carne in frigorifero e nella gestione del banco vendita entrambe con 1 caso (4%).

Il rapporto analizza anche la pressione dei controlli da parte degli organismi indipendenti, evidenziando per il 2010 un numero di controlli effettuati inferiore a quello previsto (figura 2). Detto rapporto che nel 2003 era pari al 100%, ha fatto segnare una lieve diminuzione all'83,6% nel 2004, valore che si è ulteriormente ag­gravato negli anni successivi e precisamente:  al 65% nel 2005, al 35,2%  nel 2006 al 35,7% nel 2007, al 38,2% nel 2008, al 37,9% nel 2009 ed al 35,6% nel 2010.

Se si considerano i diversi segmenti della filiera, si evidenzia come il rapporto controlli effettuati su quelli previsti sia molto diversificato. Infatti mentre per gli allevamenti ed i punti vendita, come innanzi illustrato, tale rapporto si attesta rispettivamente su 18,3% e 27,5%, per organizzazioni, macelli, laboratori di sezionamento e mangimifici, il rapporto si eleva rispettivamente a 104,1%, 109,2%, 54,4% e 47,3%.

Un numero di controlli effettuati inferiore a quello previsto può derivare da due situazioni differenti. La prima, che molti organismi di controllo applicano le nuove frequenze dei controlli considerate nella Circolare n.1 del  15.2.2008 senza che i corrispondenti disciplinari siano stati adeguati formalmente alle nuove indicazioni; la seconda, che gli stessi organismi di controllo,  a fronte alle variazioni, nel corso dell’anno, del numero di soggetti (allevamenti, mangimifici, macelli, laboratori di sezionamento, punti vendita) afferenti ad un dato disciplinare, non completano le verifiche adottando strumenti dinamici di adeguamento dei controlli. Non è ancora chiaro, tuttavia, quando un soggetto neo-entrato o uscito dalla filiera vada conteggiato per il calcolo della pressione dei controlli. Va segnalata anche la circostanza che alcune informazioni possono essere desunte dalla documentazione disponibile o, come nel caso dei mangimifici, che gran parte dei soggetti essendo in possesso di una certificazione volontaria a copertura delle informazioni previste dal disciplinare, il loro controllo non viene effettuato.

Il trend crescente di adesioni da parte di nuovi soggetti mette, comunque,  alla luce la volontà di adeguarsi a standard di gestione più rigidi, da un lato, per valorizzare le produzioni e, dall’altro, per tutelare il consumatore e costruire una immagine deturpata dalle recenti crisi che hanno coinvolto le produzioni di carne bovina.

Un disciplinare di etichettatura facoltativa rappresenta, infatti, lo strumento con cui le organizzazioni, che fanno parte della filiera, assicurano ai consumatori finali elevati livelli di informazione, ovvero mettono a loro disposizione informazioni aggiuntive che contribuiscono a migliorare l’efficacia del sistema di rintracciabilità.

 Il rapporto sull’attività di monitoraggio per l’anno 2010 è consultabile sul sito Internet del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali all’indirizzo: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4139.

 

 

 

 

 

 

 

 


[1]. (G.U.R.I. n.23 del 28.1.2002).

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